lunedì 27 gennaio 2014
sano come il latte
Pochi alimenti sono stati assurdamente bistrattati come il latte. Mentre non si sono mai veramente prodotte prove convincenti dei danni che provocherebbe, pochi cibi contengono le proprietà del latte, in particolare di quello crudo, che è da considerarsi a tutti gli effetti un alimento vivo, in quanto contiene preziosi fermenti lattici, i lattobacilli, che rafforzano le difese immunitarie e riordinano la flora batterica intestinale. Latte e latticini sono una preziosa fonte di calcio, di vitamina A e D, nonché di proteine, a patto, chiaramente, che se ne limiti il consumo a 2 o 3 bicchieri al giorno. Guardate questa interessante ricerca della Harvard University. Per la prevenzione all'osteoporosi, invece, non ha benefici rilevanti. A questo proposito, ricordo infatti che il modo migliore di rafforzare le ossa è l'attività fisica.
L'intolleranza al latte è dovuta all'assenza di un enzima, la lattasi, la cui persistenza o meno è una questione di evoluzione genetica raccontata piacevolmente da Dario Bressanini qui.
Per quanto riguarda il versante igienico-sanitario la produzione del latte crudo è costantemente controllata e sottoposta a una rigida normativa, dalle condizioni delle stalle alla composizione del latte stesso. Ad esempio la stalla per la mungitura non può essere la stessa in cui vive la vacca (a differenza delle aziende che producono il latte destinato alla pastorizzazione), inoltre il latte deve percorrere soltanto un breve tratto attraverso un tubicino, dalle mammelle delle vacche ai contenitori sterilizzati, e venire istantaneamente refrigerato.
E' facile quindi dedurre che gli allevamenti dai quali proviene il latte crudo sono allevamenti modello. Ne è un esempio lampante l'Azienda La Radice di Verghereto, partner di Moia Carni. Qui da quasi un secolo la famiglia di Ruben Stoppa vive e lavora la terra sulle pendici del monte Fumaiolo. Negli anni '80 l'azienda diventa allevamento di mucche da carne, ma è solo dal 2009 che si punta decisi verso la produzione di latte biologico. Della mandria di mucche allevate allo stato brado, solo venti elette, tutte di razza rossa pezzata, vengono munte. Il latte che non viene smerciato diventa formaggio e messo in vendita.
Dalle mucche nutrite dei vari tipi di erbe trovate nei campi e nei prati, si ottiene un latte particolarmente ricco e "nobile", dalle caratteristiche che si differenziano a seconda delle stagioni. Paradossalmente ciò diventa un problema per i consumatori addomesticati dal latte industriale, dal sapore sempre uguale, che sentendo sul palato differenze di sapore diventano diffidenti. Per esempio, la ginestra conferisce un retrogusto vagamente amarognolo che a qualcuno fa storcere il naso.
Viene il dubbio che la voce secondo la quale il latte crudo può far male sia stata sapientemente messa in giro dalle industrie casearie, che ci perderebbero moltissimo dalla sua diffusione. Non vogliamo pensare male, ma soltanto esercitare il pensiero critico e sostenere il lavoro e l'esperienza degli allevatori estensivi. Qui l'opinione di Slow Food.
domenica 19 gennaio 2014
ogm e scienza: le opinioni di un botanico antroposofo
(articolo di Michele Codogno apparso sul Quarto Notiziario 2013 dell'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica)
Gewissen ohne Wissen, ist besser, als
Wissen ohne Gewissen.
Coscienza senza Sapere è meglio di
Sapere senza Coscienza.
Alfred Usteri [Geisteswissenschaftliche
Pflanzebetrachtungen (1936)]
Il botanico osserva che …
La problematica connessa con la produzione degli OGM si presenta attualmente in tutta la sua complessità, anche se coloro che sono favorevoli ad essi impostano solitamente la questione in una semplicistica opposizione tra “libertà di ricerca” ed “oscurantismo”. In parte è vero che le novità vengono spesso accolte con sospetto, specie quando riguardano argomenti difficilmente comprensibili, però è anche vero che in una società, in cui la ricerca scientifica è posta
principalmente nelle mani dell’industria, la libertà di ricerca è fortemente ridotta da vincoli di natura
economica. In un paese moderno e democraticamente amministrato, il cittadino deve esser messo nella condizione di effettuare scelte co-scienti, cioè non basate su prese di posizione superficiali, e ciò valeanche per la produzione degli OGM.
Uno dei fatti da portare a coscienza è per esempio la falsità della seguente asserzione spesso enunciata: “l’ingegneria genetica costituisce il naturale prosieguo dell’attività di selezione esercitata finora nella pratica agraria”. Tra queste due pratiche esiste un’essenzialedifferenza metodologica. La selezione degli
organismi in base a caratteri manifesti ignora icomplessi collegamenti tra l’informazione genetica
ed il suo significato per l’organismo, che stannoalla base della realizzazione, da parte di questo, di strutture con funzioni ben precise. In talepratica si è quindi coscienti di ignorare i meccanismi complessi di significazionedell’informazione genetica e ci si muove guidati concretamente dalla percezione fenotipica.
L’ingegneria genetica, invece, modifica l’informazione genetica al fine di realizzare una determinata struttura di chiaro significato funzionale, continuando però ad ignorare il quadro globale dei processi di significazione negli organismi e, ancora peggio, supponendo un suo modello astratto. In entrambi i casi si procedenell’ignoranza dei meccanismi di significazione dell’informazione genetica, però, mentre nel primo caso si è coscienti dei propri limiti, e si uniscono
informazione del genotipo e significato del fenotipo in un concreto modello stocastico mendeliano, nel secondo, con un atto di presunzione prometeico, si collegano in un astratto modello deterministico la sintassi genomica con il senso delle strutture e delle funzioni degli organismi.
Va considerato, inoltre, che per creare una nuova sintassi genomica si usano capacità di cellule
batteriche (enzimi di restrizione, coniugazione batterica, ecc.), che non si ritrovano nelle piante e
che spesso sono in esse causa di patologie. Batteri e non-batteri collegano informazione e significato attraverso meccanismi totalmente diversi. Nei secondi giocano un ruolo importante gli enzimi splicing capaci di legare più significati alla medesima informazione genetica, “violando” quello che era considerato il dogma centrale della biologia, che affermava l’esistenza di una linearità causa-effetto tra DNA e proteine, linearità sulla cui supposizione si basa la costruzione degli organismi transgenici.
Con Galileo è nata la scienza moderna che, attraverso un collegamento tra sensate esperienze e necessarie dimostrazioni, ha avuto sempre un carattere preminentemente sperimentale. Questo carattere non deve assolutamente venir perso dalla Biologia, mediante la sostituzione di una base concreta di
esperienze con una base astratta di dogmi. Credo che Galileo si riferisse a questo pericolo allorquando nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano (1630) mise in bocca a Salviati la seguente frase: “... perché i discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta”. Ben venga una sana sperimentazione OGM, ma per l’applicazione attendiamo le necessarie dimostrazioni da studi sperimentali.
Gewissen ohne Wissen, ist besser, als
Wissen ohne Gewissen.
Coscienza senza Sapere è meglio di
Sapere senza Coscienza.
Alfred Usteri [Geisteswissenschaftliche
Pflanzebetrachtungen (1936)]
Il botanico osserva che …
La problematica connessa con la produzione degli OGM si presenta attualmente in tutta la sua complessità, anche se coloro che sono favorevoli ad essi impostano solitamente la questione in una semplicistica opposizione tra “libertà di ricerca” ed “oscurantismo”. In parte è vero che le novità vengono spesso accolte con sospetto, specie quando riguardano argomenti difficilmente comprensibili, però è anche vero che in una società, in cui la ricerca scientifica è posta
principalmente nelle mani dell’industria, la libertà di ricerca è fortemente ridotta da vincoli di natura
economica. In un paese moderno e democraticamente amministrato, il cittadino deve esser messo nella condizione di effettuare scelte co-scienti, cioè non basate su prese di posizione superficiali, e ciò valeanche per la produzione degli OGM.
Uno dei fatti da portare a coscienza è per esempio la falsità della seguente asserzione spesso enunciata: “l’ingegneria genetica costituisce il naturale prosieguo dell’attività di selezione esercitata finora nella pratica agraria”. Tra queste due pratiche esiste un’essenzialedifferenza metodologica. La selezione degli
organismi in base a caratteri manifesti ignora icomplessi collegamenti tra l’informazione genetica
ed il suo significato per l’organismo, che stannoalla base della realizzazione, da parte di questo, di strutture con funzioni ben precise. In talepratica si è quindi coscienti di ignorare i meccanismi complessi di significazionedell’informazione genetica e ci si muove guidati concretamente dalla percezione fenotipica.
L’ingegneria genetica, invece, modifica l’informazione genetica al fine di realizzare una determinata struttura di chiaro significato funzionale, continuando però ad ignorare il quadro globale dei processi di significazione negli organismi e, ancora peggio, supponendo un suo modello astratto. In entrambi i casi si procedenell’ignoranza dei meccanismi di significazione dell’informazione genetica, però, mentre nel primo caso si è coscienti dei propri limiti, e si uniscono
informazione del genotipo e significato del fenotipo in un concreto modello stocastico mendeliano, nel secondo, con un atto di presunzione prometeico, si collegano in un astratto modello deterministico la sintassi genomica con il senso delle strutture e delle funzioni degli organismi.
Va considerato, inoltre, che per creare una nuova sintassi genomica si usano capacità di cellule
batteriche (enzimi di restrizione, coniugazione batterica, ecc.), che non si ritrovano nelle piante e
che spesso sono in esse causa di patologie. Batteri e non-batteri collegano informazione e significato attraverso meccanismi totalmente diversi. Nei secondi giocano un ruolo importante gli enzimi splicing capaci di legare più significati alla medesima informazione genetica, “violando” quello che era considerato il dogma centrale della biologia, che affermava l’esistenza di una linearità causa-effetto tra DNA e proteine, linearità sulla cui supposizione si basa la costruzione degli organismi transgenici.
Con Galileo è nata la scienza moderna che, attraverso un collegamento tra sensate esperienze e necessarie dimostrazioni, ha avuto sempre un carattere preminentemente sperimentale. Questo carattere non deve assolutamente venir perso dalla Biologia, mediante la sostituzione di una base concreta di
esperienze con una base astratta di dogmi. Credo che Galileo si riferisse a questo pericolo allorquando nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano (1630) mise in bocca a Salviati la seguente frase: “... perché i discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta”. Ben venga una sana sperimentazione OGM, ma per l’applicazione attendiamo le necessarie dimostrazioni da studi sperimentali.
L’associazione tra “applicazione degli OGM” e “libertà di ricerca” nasce dal fatto che il progresso
materiale dell’umanità, secondo il modello occidentale, è interpretato come il vero fine della natura: in questo modo il progresso ne risulta mitizzato. Meyer-Abich nella sua Praktische Naturphilosophie (1997) riconosce questo mito del progresso nel rifiuto della vita presente in favore di un’ottimistica convinzione di poter raggiungere un superiore stato di certezze, verità e felicità: come conseguenza la
fede nel progresso diviene motivazione essenziale per chi si occupa di scienza. La scienza diviene religione! Gli obiettivi di un tale agire sono nobili (aumentare la produzione agricola, risolvere il problema della fame), ma spesso non coincidono con i risultati ottenuti per il funzionamento non-lineare dei sistemi complessi.
Pensiamo all’utilizzo che l’uomo ha fatto del fuoco donatogli da Prometeo! Ricordiamo il 6 agosto
1945 a Hiroshima! Nel caso degli OGM, forse, potrebbe essere utile ridimensionare questo
nostro eroico e disperato spirito di sfida e, attraverso il riconoscimento dei nostri limiti,
intraprendere un cammino verso il principio etico più generale della Ehrfurcht vor dem Leben
(Reverenza per la Vita) enunciato da A. Schweitzer nel suo Kultur und Ethik (1925).
L’antroposofo ricorda che …
Nella Filosofia della Libertà (1894) di Rudolf Steiner l’uomo non è un più un semplice osservatore, cioè un soggetto che solo sente e cerca di intuire i comportamenti di fenomeni esterni come in Galileo; né un semplice complemento oggetto che appartiene ad un mondo razionale costruito dall’intelletto umano come in Newton. Il processo cognitivo scientifico viene sostituito da un processo creativo scientifico che pone l’uomo nell’Universo non come osservatore esterno, né tantomeno come rotellina
di un meccanismo a lui estraneo, ma come attore nel tutto. Per questo l’antroposofia di Steiner
necessita di applicazioni concrete (agricoltura, medicina, sociologia, pedagogia, architettura,
ecc.). Essa non si ferma alla costruzione di un immagine interna del mondo, ma prosegue con l’azione di una volontà operante. In questo processo creativo entrano in gioco tutte e tre le facoltà dell’anima umana: pensare, sentire e volere. Noi viviamo, però, in un tutto che non dipende dalla nostra volontà, per cui dobbiamo aprire quest’ultima e “dialogare” con la Volontà superiore che detta le leggi di natura, Volontà che va sempre rispettata nelle nostre azioni e che è nostro dovere intuire con formazione di idee morali. Il nostro pensare, d’altra parte, viene anch’esso bloccato dalla nostra volontà (che si estrinseca nella nostra religione): dobbiamo aprirlo lasciando cadere i pregiudizi, frutto della religione del momento, e cogliere i significati dei fenomeni attraverso pensieri che prendono vita in
immagini. E queste immagini si possono formare in noi solo aprendo i nostri cuori all’ispirazione.
Dobbiamo osservare, osservare e osservare come dice C. Otto Scharmer, ricercatore del MIT, in un libro di ca. 500 pagine dal titolo “Theory U. Leading from the Future as It Emerge” (2009), “metamorfosando” il pensare in immaginazione, il sentire in ispirazione ed il volere in intuizione. Questo è ciò che Steiner chiama fantasia morale. Per ultimo ha luogo la realizzazione nel mondo percepibile, ma non cessa l’osservazione del fenomeno: si deve continuamente controllare che non vengano spezzate connessioni basate su leggi naturali: questo è ciò che Steiner chiama tecnica morale.
Solo questo atteggiamento morale può costruire il cammino verso il principio etico succitato di Reverenza per la Vita enunciato da A. Schweitzer, che è in armonia con la Volontà che detta le leggi
della natura. Probabilmente, l’agricoltura degli OGM risponde solo alla volontà delle multinazionali che dettano le leggi di mercato di un mondo globalizzato, sul quale esercitano un potere crescente, assorbendo la libertà individuale degli uomini.
mercoledì 11 dicembre 2013
anche a Rimini se ne parla: Co-working, l’incrocio dei talenti
Venerdì 13 dicembre
si terrà il primo incontro per parlare di co-working a Rimini presso la Sala
del Podestà (piazza Cavour, piano primo del Palazzo del Podestà). Ne
discuteranno dalle 17 alle 19 i tre relatori chiamati dall’Associazione
RiminiCoworking assieme a rappresentanti delle Istituzioni Locali.
Anche per la nostra
città sembrano maturi i tempi per il co-working, una modalità di lavoro
condiviso originata tra gli ‘hackers’ di Berlino e i programmatori della
California e diffusasi a macchia d’olio in tutto il mondo negli ultimi 5 anni
in molti settori della comunicazione, del design, dell’editoria e delle nuove
tecnologie.
Il co-working ha
avuto successo nel coagulare le energie dei professionisti, generalmente del
web, che contaminando le loro competenze nei diversi settori generano un
ambiente creativo e dinamico che favorisce nuove idee e nuove imprese tramite
la condivisione dei saperi.
Michele Vianello,
esperto di smart cities e di co-working per lavoratori nomadici, assieme a
Francesco Barbini, docente di Organizzazione Aziendale dell’Università di
Bologna, e Francesca Lambertini del neocostituito spazio Work-in-Progress di
Bologna, esploreranno il tema rispondendo alle domande di Primo Silvestri,
responsabile del Blog TRE (Tutto Rimini Economia), e a quelle del pubblico interessato.
L’associazione
Rimini Coworking, nata come costola del Gruppo di Acquisto di Rimini, ha
invitato anche l’assessore Nadia Rossi, Politiche del Lavoro del Comune di
Rimini, a portare il saluto della città, mentre Samuele Zerbini, presidente
della Commissione Bilancio, esporrà le proposte della Giunta per quanto
riguarda l’innovazione a Rimini.
Per approfondimenti: Evento Facebook ‘Incontro Coworking a Rimini’
Oppure
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lunedì 7 ottobre 2013
le regole della casa
1 Svolta epocale nella gestione della mailing list generale del RiGAS. La lista diventa moderata, soggetta a queste regole elementari:
1) Sono assolutamente vietate le mail con contenuto commerciale, come quelle che propongono corsi, offrono in vendita oggetti, fanno riferimento più o meno surrettiziamente alla promozione di servizi o prodotti;
2) allo stesso modo, sono da evitare i messaggi contenenti riferimenti più o meno espliciti a personaggi, organizzazioni, manifestazioni politiche;
3) non scrivere messaggi tutti in stampatello, che nell’uso convenzionale della rete equivale a urlare;
4) riportate sempre nell’oggetto della mail una corretta sintesi del contenuto;
5) nel caso si desideri replicare a una mail precedente, evidenziare i passaggi rilevanti del messaggio originario, allo scopo di facilitarne la comprensione da parte di coloro che non lo hanno letto. Vanno però evitate le guerre d’opinione a colpi di messaggi e contromessaggi;
6) vietato offendere persone o categorie di persone (professione, sesso, età)
L’utente contravventore la prima volta sarà redarguito, ma la seconda sarà bandito dalla mailing list.
In caso di dubbio o richiesta di derogare alle regole per motivi superiori (tipo aste benefiche) rivolgetevi al Consiglio, all'indirizzo e-mail rigas@economia-solidale.org
domenica 7 luglio 2013
l'ultima volta a Afyonkarahisar
Il meeting svoltosi ad Afyonkarahisar dal 17 al 20 giugno
2013 è stata l’ultima occasione di incontro dal vivo per i partecipanti al
progetto Coworking Leonardo Partnership.
Il primo giorno di lavoro, martedì 18, è iniziato con la
presentazione dell’avvenuto webinar da parte del rappresentante lettone, Uldis
Dumnis; a questo hanno partecipato in 3 su 10 (Italia, Uk, Lituania, oltre
all’organizzatore lettone) ma è stato un successo poiché non ci sono stati
problemi tecnici di sorta ed era una versione gratuita, di prova, per un mese,
perfettamente funzionante. Gli inconvenienti sono che la versione gratuita è
disponibile solo una volta per account. Uldis ha concluso che si è rivelato un
buono strumento per la divulgazione e che si può utilizzare anche per altri
progetti e temi.
Il rappresentante bulgaro Massimo Loreto ha parlato in
rappresentanza dell’Università di Veliko Tarnovo spiegando le difficoltà
affrontate per ottenere risposte per il sondaggio e di conseguenza la stesura
della ricerca; ha comunque introdotto alcuni concetti fondamentali del
coworking assieme a qualche citazione della letteratura online in merito; il
prodotto finito verrà spedito a breve.
Il partner lituano Arlandas Makunas ha presentato la
relazione sui 2 barcamp effettuati, uno in inverno e uno in primavera; il
secondo è andato decisamente meglio quanto a partecipazione e attività.
Arlandas ha concluso che anche il barcamp, al pari del webinar, è uno degli
strumenti che potenzialmente possono aiutare a diffondere informazioni sul
coworking.
Ha poi parlato Thomas per il Rigas, illustrando una scheda
del nostro coworking toolkit in fieri, riguardante uno spazio di Riga,
Lettonia. Il nostro toolkit è una specie di riassunto dei posti visitati per
punti qualificanti.
La partner britannica Soizic Tsin ha illustrato alcuni casi
di mediazione che l’università di Coventry ha svolto per fare conoscere il
coworking, riprendendo alcuni aspetti della relazione già presentata in Grecia
da Sunil Maher.
Il rappresentante del Rigas Thomas ha poi presentato il
database EST e le procedure per caricare i nostri lavori su questo archivio
dell’UE. Sono andato abbastanza in profondità e la relazione è stata piuttosto
lunga. Sostanzialmente c’è una parte di risultati frutto della collaborazione
che va decisa in comune, e poi ognuno scrive i propri risultati ottenuti
individualmente. Altre comunicazioni seguiranno tra noi per metterci d’accordo
sui joint results. Nel frattempo ci siamo accordati su una bozza provvisoria
che ho presentato e abbiamo discusso.
Il secondo giorno, mercoledì 19, la rappresentante turca
Seval ha presentato il proprio compito in modo abbastanza veloce, spiegando che
la elaborazione dei dati sui questionari di valutazione è ancora in corso
d’opera. La partner britannica ha dato consigli pragmatici per concludere in
regola e in tempo, avendo maggiore esperienza con i progetti europei.
Il rappresentante del Rigas Thomas ha poi presentato le procedure
di compilazione del Report Finale, cercando di chiarire le parti da fare
assieme e quali in comune e chiedendo di chiudere la giornata con una riunione
ristretta ai soli coordinatori, come già avvenuto per il meeting in Bulgaria.
Infine, Thomas ha presentato l’excel di ‘Paure, speranze,
risorse’ che era stato fatto a Rimini. Solo pochi dei presenti all’inizio sono
gli stessi, ho cercato di mostrare quanto alcuni problemi e promesse fossero
realistici e altri meno, quante occasioni siano state colte e quante no.
Durante il coffee break si è cercato di creare il ponte skype
con Roma e Varsavia ma la cosa è stata piuttosto complicata, anche per problemi
di connessione. La conferenza dei polacchi è apparsa con il loro ppt sul grande
schermo e loro che la commentavano ma la linea è caduta un paio di volte. Si
sentiva discretamente. Paola la romana si sentiva invece malissimo e abbiamo
dovuto chiudere in anticipo. Tuttavia almeno è servito a farci concludere,
guidati dalla saggezza di Uldis, che è proprio un problema dei server Skype,
che anche in presenza di linea e materiali appropriati non permette di supportare
una videoconferenza.
È seguita la cerimonia di consegna dei certificati di
partecipazione.
Infine abbiamo ristretto la riunione ai coordinatori e si
sono prese alcune decisioni sui join results e si è abbozzata una discussione
sulla parte comune del Final Report, che è comunque da impostare da parte del
Rigas e sottoporre per eventuali cambiamenti ai partner. Al momento (luglio
2013) tuttavia il modulo non è ancora arrivato dalla Agenzia Nazionale ed è
probabile uno slittamento della compilazione a settembre.
Ho anche richiesto, come coordinatore, che venisse dedicato
del tempo alla stesura del verbale, dato che era l’ultima volta che ci potevamo
parlare di persona ed era bene mettersi d’accordo per iscritto. Ne è stata
fatta una bozza in cui si chiariva quale fosse lo stato dei lavori e i passi
successivi, sostanzialmente l’invio dei testi alla
partner croata responsabile del sito divulgativo sul progetto Coworking.
venerdì 28 giugno 2013
come confetture di marmellata - coworking a Drama
Il meeting in Grecia serviva per verificare lo stato di
avanzamento dei lavori per quanto riguarda i cosiddetti prodotti, ossia i compiti che
ciascuna associazione partner deve espletare; si è svolto presso la sede del
partner greco Epimelitèrio Dramas, la camera di commercio della cittadina di
Drama, non lontano da Salonicco, nella macedonia greca, il giorno 26 marzo
2013.
Il primo intervento, il nostro, ha riguardato la minaccia che
senza consegna del prodotto non verrà erogato l’ultimo 20% di finanziamento da
parte delle agenzie nazionali; si tratta di circa 5mila euro e il termine è
giugno. Sunil, l’inglese, ha proposto che nell’ultimo meeting in Turchia si
possano commentare i vari prodotti e modificarli per adattarli e collegarli
l’un l’altro. A questo proposito abbiamo discusso privatamente con Seval, la
turca, di far durare l’incontro ‘elettrico’ due giorni, in modo da dare tempo e
spazio alla discussione.
Mentre girava il foglio firme, si è tenuto un appassionato intervento
della legal advisor di Epimeliterio sul fatto che la crisi ha rimesso al centro
le necessità delle persone e dunque l’importanza di un modello sociale
dell’economia.
Il partner greco Alkis ha poi presentato il proprio
prodotto, riguardante i vari portatori di interessi, da individuare pensando
alla totalità degli attori presenti sulla scena politico-economica, e da persuadere
a prendere parte al nostro eventuale progetto presagendogli i vantaggi
conseguenti
Il partner britannico Sunil ha illustrato il proprio
prodotto, ossia come creare incontri informali per coinvolgere il mondo degli
affari nel proprio progetto. Loro
caratteristica è di essere come jellies, confetture di marmellata, ossia
flessibili e strutturati al tempo stesso. Interessanti gli incontri di speed
business, per cercare eventuali intese senza perdere tempo; e chiedere agli
imprenditori che cosa farebbero di diverso se potessero tornare indietro, sì da
far sfruttare la loro esperienza sul campo e farla circolare per interessare nuovi
aspiranti. Ha annunciato che faranno 26 mobilità. Anche croati e lettoni
‘sforeranno’ le 24 mobilità di base.
Il partner italiano Giuliana dello studio Crastolla ha
presentato un ampio estratto del proprio prodotto sugli aspetti legali del
coworking, sono presenti anche due interessanti sezioni su business model (una
sorta di parte teorica sul coworking) e sul crowdfunding
Il partner bulgaro Silviya ha spiegato di avere ricevuto
solo poche risposte alla sua richiesta di contatto di spazi di coworking nei
vari paesi da parte dei partners; per cui farà un lavoro teorico anziché di
analisi di questionari, che non ha potuto somministrare.
Il partner polacco Alessandro ha rievocato i mezzi che ha
utilizzato finora per aggiornare la comunità degli affari sui nostri incontri e
attività: newsletter, blog, facebook, twitter,linkedin. Infine, ha ipotizzato
la stesura e somministrazione di un questionario solo online per superare le
difficoltà ad ottenere risposte tramite cartaceo o anche via mail.
Dopo un pranzo ad un fast food col gyros ci siamo trasferiti
in una sala conferenze con connessione internet e inevitabilmente l’interesse è
scemato, tornando i propri pc e smartphone ad avere pieni poteri.
Il partner croato Renata ha annunciato che monterà un video
di una decina di minuti tramite le foto e le riprese che ha ottenuto dai
partners.
Il partner lettone Uldis ha promesso che entro brevissimo
sarà tradotta in inglese la pagina di disseminazione verso le ONG; inoltre
ciascun partner dovrà compilare in una sottosezione della pagina una scheda
sulle proprie attività. Per quanto riguarda il webinar, ha affittato gratis una
piattaforma e sta organizzando per il 19 di aprile.
L’altro partner turco Seval ha somministrato il questionario
di valutazione ai coordinatori su questo meeting. Le ho chiesto se voleva altro
tempo per somministrare altri questionari su altre mobilità o meeting, ma ha
declinato.
È seguita consegna degli attestati e rinfresco.
lunedì 24 giugno 2013
rigenerazione urbana - coworking a Coventry
La mobilità in UK del progetto
Coworking si è tenuta nei giorni 23 e 24 aprile presso il Technopark
dell’università di Coventry, vicino Birmingham, ed ha coinvolto 4 esponenti del
Rigas: Thomas Pietravalle, Claudia Gugnelli, Gianni Martini, Andrea Brunelli.
Nel primo intervento, Steve
Shorthouse ha spiegato l’attività del suo dipartimento universitario (CUE ltd, http://www.coventry.ac.uk/business/coventry-university-group/coventry-university-enterprises-limited/),
che si occupa di sfruttare commercialmente i talenti e le competenze settoriali
dell’università. Le conoscenze sono soprattutto nell’ingegneria automobilistica,
salute e design, utilizzate da un lato rivendendo le conoscenze e i brevetti maturati
in università, dall’altro immettendo gli studenti nel mondo del lavoro; quest’ultima
meritoria azione è svolta aiutandoli a costituire piccole imprese, dalla fase
di pre-incubazione, all’incubazione, alla gestione dell’innovazione.. Da un
lato quindi c’è l’università che fa insegnamento e ricerca applicata,
dall’altro il parco tecnologico che fa consulenza commerciale e sostegno
all’impresa.
Siamo poi andati appena fuori
mura a visitare una zona commerciale in decadenza che sta venendo ristrutturata
col criterio delle produzioni innovatrici e di qualità, tipo artigianato e
design; questo progetto di rigenerazione urbana vede coinvolte le
amministrazioni locali a tutti i livelli col concorso economico del Fondo di
Sviluppo Regionale dell’UE. Si vuole fare una sorta di enorme emporio dello
‘shopping indipendente’per gli studenti della vicina università, un polo di
attrazione della creatività per le nuove tecnologie, comunicazione e design,
con eventi settimanali di musica e teatro nell’auditorium da 700 posti,
utilizzabile come spazio espositivo per artisti o stilisti; ci sono poi anche
zone bar e ristorazione, negozi in affitto anche per un sol giorno ad un costo
contenuto per permettere alle nuove leve di presentarsi in modo temporaneo ed
autonomo dai grandi marchi del franchising globale (http://www.fargosfordstreet.com/the-vision/fargo-village/).
Si stanno ristrutturando anche le case della zona per farci gravitare gli
studenti, oltre ai vicini negozi al dettaglio. In pratica, si vuole attirare lo
shopping della città ma anche di tutta la regione con prodotti personalizzati e
unici, un po’ l’inverso di quanto si fa da noi con Le Befane e i suoi prodotti
standardizzati.
Dopo pranzo siamo tornati al
technocentre, dove ci hanno presentato la attività svolte nei vari edifici.
Prima di tutto il Serious Games Institute (SGI. Tradizionalmente, l’area delle
west midlands è stata caratterizzata da aziende attive nel campo della
creatività e dei nuovi media, come i videogiochi; il technopark sostiene questo
aspetto tramite il SGI, che si occupa di ricerca e sviluppo della realtà
virtuale, promuove il suo utilizzo in campi commerciali non solo di intrattenimento, incoraggia i
giovani studenti a costituire imprese in questo settore. In particolare, il
ramo applicazioni per cellulari sembra trarre giovamento dalla ‘gamefication’,
ma anche l’apprendimento a distanza. Per approfondire vedi http://www.coventry.ac.uk/research/research-directory/computer-science/serious-games-institute/
e http://www.youtube.com/user/sgamesinst
Un altro punto di incontro tra
conoscenza e denaro è la salute degli anziani, di cui si occupa l’edificio HDTI
(Health Design & Technology Institute, vedi http://www.coventry.ac.uk/research/research-directory/allied-health/health-design-technology-institute/
). Come ha illustrato Guy Smallman, si rivolge ad anziani, disabili e malati
cronici, non alla chirurgia, creando protesi, stampelle, carrozzine etc su
misura e innovativi usando le conoscenze di fisiologia acquisite tramite
ricerche ed esperimenti condotti all’università di Coventry. Lo abbiamo anche
visitato, in seguito, e c’erano le stampanti 3d per fare i modellini in scala. Per stimolare la
creatività hanno allestito una specie di galleria d’arte alle pareti e
all’ingresso; per esempio erano appese stampelle fatte in materiale trasparente
con delle frasi sagge scritte su di esse.
L’ICE
(Institute for Creative Enterprise) nasce nel 2008, da un lato per sostenere
l’imprenditoria locale tenendo gli studenti a Coventry dopo la laurea anzichè
disperdere le conoscenze acquisite dirottandole verso Londra come accade
attualmente. Ci hanno spiegato che mancava nel coworking iniziale un
collegamento tra studenti e imprenditori, che unisse teste e soldi; il
technocentre si pone proprio come mediatore tra chi offre e chi è disposto a
pagare la conoscenza. Le cifre sono indicative della bontà del progetto: in due
anni hanno avviato 31 imprese, aiutato 95 ditte a svilupparsi, piazzato 40
persone in aziende digitali, fornito 35 tirocinii (pagati!), creato una rete di
1500 contatti nel mondo degli affari, sono accreditati come centro di
formazione Apple…. utilizzando fondi regionali europei. Per approfondire http://www.coventry.ac.uk/business/institute-for-creative-enterprise/?theme=main
Abbiamo fatto un giro all’università
a The Hub, che è contemporaneamente bar, supermercato interno e luogo di relax
e lavoro condiviso; torniamo al discorso di creare un ambiente favorevole,
creare una mentalità: infatti Sunil dice lo hanno finanziato per abituarli fin
da giovani a lavorare assieme; ci sono postazioni stile saletta riunioni,
grandi divani, è tutto per piccoli gruppi; ed è frequentabile solo dagli
studenti.
Il tema della seconda giornata
era ‘I percorsi di sostegno
all’impresa’; Tim Francis, un ragazzino evidentemente neolaureato, vendeva i
diritti di proprietà dell’uni per finanziarla; fanno concorsi di idee tra gli
studenti e le migliori e vendibili (fanno ricerche di mercato apposta) ricevono
consulenza, magari per farle riproporre in forma matura in seguito; la forma iniziale
è quella dello spin-out, cioè una sorta di azienda a partecipazione dell’uni (a
quota discendente nel tempo e comunque concordata con il neo-imprenditore) per
incoraggiare e anche per riprenderci qualche cosa. Tecnicamente uno spin-out
dovrebbe essere quando una parte di una azienda si autonomizza dalla casa madre.
Gideon Mass lavora per il
dipartimento cittadino dello sviluppo, institute of Applied Enterpreneurship,
in modo che le aziende abbiano un impatto socio-economico positivo, quindi non
aziende purchessia
Henry Jerwood (smarter working) si
occupa di aumentare la produttività delle persone tramite la gestione delle
pratiche di lavoro, tecnologie, locali, orari e viaggi
Alex Mauser di Enterprise Europe
Network, attivo dal 1995, aiuta le piccole e medie imprese, con una linea
diretta sulle varie legislazioni presenti nei paesi dove vogliono svilupparsi
le aziende; e seminari su come fare soldi in vari modi, tra cui: cambiamento
climatico in Cina, cloud computing, costruzioni ecologiche, combustione
ecologica a idrogeno o solare.
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